Yasmina Khadra - Le sirene di Baghdad
Sdrucciola Dicembre 10th, 2007
“Che cosa ho fatto del mio destino? Ho solo ventun anni e la certezza di avere mancato ventuno volte la mia vita.”
Il destino, per il ragazzo iracheno di Kafr Karam, è un germoglio schiacciato dallo scarpone marine che abbatte a terra il padre, esponendone la nudità.
È un villaggio che vorrebbe sottrarsi al tempo e lasciarsi cullare dalla musica ma è scosso dal cupo frastuono degli elicotteri. È un malato di mente che corre a braccia tese nel deserto e viene freddato da una raffica di mitra. È una coscienza che non fa in tempo a crescere che già qualcuno è pronto ad appropriarsene.
Il destino è quella cosa che ti ha rubato chi ha calpestato il tuo onore, la tua sola ricchezza, e chi dalle sue ceneri vuole creare il caos. Allora puoi solo partire, come il ragazzo di Kafr Karam, e andare a cercare di riprendertelo.
Yasmina Khadra, pseudonimo di un ex ufficiale dell’esercito algerino, ha una di quelle penne che ti inchiodano dalle prime pagine.
La polvere sa di polvere, ogni parola rimane negli occhi e ogni personaggio lascia una scia nell’anima. Che tutto questo sia messo al servizio del raccontare il mondo che viviamo, è un grande dono, proprio come dice Mohammed Seen nel romanzo:
La mia salvezza dipende da questa rivelazione: non voglio essere né padrone né profeta. Sono solo un romanziere che cerca di donare un po’ della propria generosità a chi voglia riceverla.
Il dono ha però un retrogusto amaro: ogni pagina è un vedere con gli occhi della “parte sbagliata” che scuote i pregiudizi ma non ha niente di consolatorio. Ad aspettare dall’altra parte c’è un’umanità calpestata e arrabbiata a cui si devono delle risposte.
Yasmina Khadra, Le sirene di Baghdad, Mondadori, € 15,50
Foto: Cirox

Io con Yasmina Khadra ho un rapporto difficile. Mi sono appassionato alla parabola di un giovane algerino qualunque che diventa terrorista in Cosa sognano i lupi e mi sono rotto la testa con nella commistione arabo-francese di Les agneaux du Seigneur. Questo libro l’ho iniziato e abbandonato.
Non ho avuto la costanza che ho avuto in passato. Non ho sopportato una certa tendenza hard boiled del suo linguaggio. Ma è colpa mia, lo so. Riproverò appena possibile. Il tema merita. Ma temo la propensione ai luoghi comuni, linguistici e no.