Eugenio Fuentes - Le mani del pianista

Nathan Novembre 22nd, 2007

palazzacci1.jpgDavide Longo, giovane cavallo della scuderia Marcos y Marcos, in un’intervista di qualche anno fa a Scrittori in Città di Cuneo, a proposito del suo “Il mangiatore di pietre” dichiarò che «in realtà il mio intento non era quello di scrivere un giallo, di utilizzare questo meccanismo, ma di utilizzare in realtà il delitto e le indagini per portare alla luce altre cose che m’interessavano, che sono soprattutto le persone e le loro storie di montagna.»

Che il giallo (e il noir all’occasione) sia infatti diventato un genere così commercialmente importante da cannibalizzare temi e poetiche che non gli erano propri è da diverso tempo un fenomeno acquisito.

Delitto, mistero e suspence sono esche imprescindibili tra gli scaffali di una libreria. E allora succede che anche scrittori d’indubbio talento lancino la lenza nel fiume dei lettori distratti.

Scrive l’inserto libri dell’edizione on-line di El Mundo: « Que el género negro vive una edad dorada queda ratificado ante escritores como Eugenio Fuentes, un narrador que gusta tanto a los fanáticos del ‘noir’ como a los lectores ‘desgenerados’. Sus armas son tan sencillas como eficaces: la maestría en el retrato psicológico, el dominio de los tempos de la intriga y la descripción crítica de nuevas realidades sociales muy reconocibles. ‘Las manos del pianista’, su nueva novela, confirma que estamos uno de los renovadores del ‘thriller’ literario español.»

In questo libro di Eugenio Fuentes c’è una città di quarantamila abitanti dal nome di fantasia (Breda), della remota regione dell’Extremadura. E’ una città preda del convulso boom edilizio che negli ultimi quindi anni ha stravolto il paesaggio spagnolo. L’Extremadura è una terra difficile, tra le ultime coinvolte nella potente crescita economica della Spagna. Gli operai nei cantieri, i capomastri, in buona parte gli stessi titolari delle imprese portano ancora i segni della terra nelle mani.

Fuentes mette in scena una società che prova ad uscire dalla sua atavica condizione rurale occupando la terra con il cemento e i mattoni posati da ex contadini con le falangi tranciate dagli attrezzi agricoli.

Il pianista sognava di tenere concerti nei teatri ed è finito a suonare la tastiera alle feste. Si trova per caso a sopprimere professionalmente animali su commissione. Accetta l’incarico di uccidere Ordiales (socio ambizioso della Valparìaso Costruzioni), per conto di Miranda (architetto e figlia del fondatore della Valparaìso, intenzionata a conquistare un segmento di mercato più elevato), per una divergenza sulle scelte strategiche dell’impresa. Cupido (il detective seriale di Fuentes, alle prese con i sensi di colpa per una madre anziana autorelegatasi in casa di riposo dopo una frattura al femore) farà luce sull’omicidio fino a scoprire che i fatti si sono svolti in un modo del tutto imprevisto.

Se Fuentes, come scrive El Mundo, è un innovatore del thriller, il merito va alla sua capacità di costruire minuziosamente gli schemi mentali e affettivi di ogni personaggio, di intessere una delicata rete di legami affettivi e tensioni emotive sotto forma di invidie, frustrazioni, rancori, recriminazioni e di inserire il tutto in un contesto sociale e storico credibile. Il meccanismo del giallo è un pretesto per parlare d’altro, per intrecciare e infine sciogliere quella complessa architettura umana che riesce a solleticare il palato del lettore desgenerado e più esigente.

Se c’è un limite, ahimé, è proprio nell’inesorabile trama del thriller, in quei ritmi da orologiaio della suspence che vanno ad amplificare i rumori dell’ingranaggio e danno un’eco artificioso anche alle pagine più riuscite di questo scrittore certosino. L’intuizione finale del detective, infine, è talmente scontata e l’espediente che svela il vero assassino così banale e rapido che non si può non sperare che un giorno qualcuno lassù liberi le mani di Fuentes dalla camicia di forza del genere.

Eugenio Fuentes, Le mani del pianista, Feltrinelli, € 10

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