Daniel Kehlmann - È tutta una finzione

Sdrucciola Ottobre 4th, 2007

wesselmann.jpgUna delle regole di questo blog è evitare di parlare di libri che non ci sono piaciuti. Perché sono troppi quelli belli e meritevoli di attenzione per perdere tempo con questi. L’eccezione alla regola è la tutela dall’incauto acquisto.

Morbide e seducenti copertine, quarte invitanti, autori autorevoli, belle promesse non mantenute. Non semplicemente libri brutti, ma crolli verticali dal paradiso delle aspettative all’inferno della delusione (estetica o economica).

Spiace dirlo, È tutta una finzione rientra nel genere e con la somma colpa di aver sciupato quella che poteva essere un’ottima storia.

Viviamo tutti in mezzo alle illusioni, cosa c’è di più interessante che essere guidati da un vero prestigiatore attraverso le pieghe della realtà? Scoprire come un aspirante frate con la passione della geometria può trasformarsi in uno dei più potenti maghi di tutti i tempi e apprendere con trepidazione e crescente curiosità della sua sorte…

Peccato che questa prima persona singolare che parla a un “tu” suoni da subito falsa e artificiosa. Peccato che lo stile sia piatto e l’evoluzione della trama scontata (chi indovina cosa farà il mago raggiunto l’apice del successo?).
Peccato che le buone idee siano soffocate e forse non così solide da reggere un romanzo, anche breve.

Peccato che a metà libro ti attraversi il cervello l’idea che l’intera storia del manipolatore della realtà sia una metafora dello scrivere e che a quel punto ti domandi: e allora?

Daniel Kehlmann, È tutta una finzione, Feltrinelli, 9,5 €

Foto: Cirox

4 Risposte a “Daniel Kehlmann - È tutta una finzione”

  1. Nathanon 05 Ott 2007 at 09:23

    cara Sdrucciola,
    leggendo questa recensione mi sono ricordato di quest’altra:

    http://archivio.corriere.it/archiveDocumentServlet.jsp?url=/documenti_globnet/corsera/2007/10/co_9_071003015.xml

    da cui piovono lodi (prezzolate?) a questo romanzo.

    Non ho nulla da eccepire ai tuoi giudizi sullo stile e la trama (purtroppo, o per fortuna?, non l’ho ancora letto e sono ancora in tempo per evitare di farlo).

    Quello che invece mi ha colpito è la domanda che poni alla fine.

    Intendiamoci, non voglio prendere le difese di un romanzo che non conosco e di cui ho solo appreso due giudizi in contrasto tra loro.

    Ma il tema della finzione credo che non possa che essere centrale. E non solo in letteratura. Qui si parla di “rappresentazione della realtà”. E di questo non s’interessa solo la scrittura. Perché ci riguarda tutti da molto vicino.

    Abbiamo tutti una modalità di autorappresentazione, ognuno di noi rivede la propria vita e la racconta/rappresenta agli altri e a se stesso in base alla propria personale visione. Abbiamo tutti una nostra “versione” (proprio come il Barney di Richler), più o meno infarcita di “comode verità” o sfacciate bugie.
    Credo che abbia a che fare con il modo che abbiamo di stare al mondo, di trovare un posto per noi.

  2. Sdrucciolaon 05 Ott 2007 at 09:46

    Sono d’accordo con te. Quello che volevo dire (la fretta in questo caso non mi ha aiutata) è che uno spunto così interessante è stato mal consumato ed è un peccato perchè potrebbe stimolare molte riflessioni interessanti (come la tua) .

  3. Nathanon 16 Ott 2007 at 11:38

    cara sdrucciolina,
    pochi giorni dopo aver letto il tuo post, il libro di Kehlmann mi è capitato fra le mani.
    E l’ho preso.
    Giusto perché parlare di libri non letti può essere, in occasioni salottiere, anche il miglior strumento d’imbrocco, ma questa non mi pare sia la sede.

    Insomma, posso dire che la mia non è stata una lettura irritante, o meglio, non lo sarebbe stata se si fosse trattato di un piccolo editore che proponeva un giovane sconosciuto autore.
    Perché a me Kehlamann sembra davvero un autore esordiente. Con tutte le ingenuità e l’immaturità della sua giovane età.
    Interessante è il tema del rapporto tra finzione e realtà e fra autorappresentazione e verità attraverso la metafora dell’illusionista. Kehlmann ha deciso di farlo con una scrittura picaresca e diretta. Una scelta potenzialmente felice, sulla carta uno strumento che potrebbe usare come punto di forza e grimaldello. Ma l’impressione è che abbia deciso di affrontare una tematica così complessa senza averne pienamente gli strumenti. Ingenuità e superficialità ricorrono troppo spesso. Non c’è bellezza e nemmeno forza. E neppure la capacità di guidare la curiosità di un lettore che si aspetti di essere condotto attraverso un percorso suggestivo e affascinante.
    Stupisce che Feltrinelli abbia deciso di proporlo al pubblico italiano, stupiscono gli apprezzamenti letti sul Corriere, stupisce il successo tedesco di pubblico e critica vantato nella quarta dell’edizione italiana.

  4. Sdrucciolaon 16 Ott 2007 at 14:15

    Penso che tu abbia centrato il punto. A breve parlerò di un altro libro tedesco, questo sì decisamente buono e sorprendente

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