H. Mankell - Il ritorno del maestro di danza
Sdrucciola Luglio 23rd, 2007
Cosa può aver fatto un uomo per meritare di essere frustato a morte su ogni parte del corpo, trascinato come un sacco e deposto nel cuore di una foresta gelida?
Hanning Mankell riparte da qui e dalle altre domande che si pone Stefan Lindman, ispettore di polizia, per liberarsi dell’amato/odiato Wallander e dare corpo a un’indagine che attraversa ancora una volta i confini del presente, evocando i sinistri echi del nazismo.
Stefan Lindamn è anche e soprattutto un uomo dal fiore in bocca, che si getta in un’inchiesta che non gli compete pur di non affrontare l’idea della propria possibile morte, pur di distrarsi da se stesso. Mankell però lo costringerà a fare i conti con quel che è, con il suo futuro e con il suo passato.
Si dice che questo sia il migliore romanzo dell’autore svedese. Se Mankell non avesse scritto La leonessa bianca, potrei essere d’accordo.
Ma quel precedente pesa e deve saperlo anche il suo autore, che qui replica l’operazione di intrecciare storia e Storia, con meno successo.
L’autore prova a ribadire il cambiamento operando anche sul paesaggio, non siamo più nella relativamente assolata Scania ma nel profondo nord dello Härjedalen (meriterebbe il Nobel anche solo per averci creato una topografia immaginaria della Svezia), ma non è sufficiente.
Quando e se una recensione di Mankell sarà affidata a Iorek, scopriremo forse perché i suoi personaggi si fermino così spesso “a urinare fuori dalla macchina” e perché le donne siano presenze evanescenti confinate alla cornetta, in eterna attesa.
Per ora possiamo dire che sì, sarà un bieco impulso emotivo, sarà resistenza al cambiamento… ma quanto ci manca Wallander!
Henning Mankell, Il ritorno del maestro di danza, Marsilio, 18,50 euro
Foto: Bastet

E’ ovvio: altrimenti poi gli tocca pulire il tappetino.