Gio 26 Giu 2008
Roberto Saviano/Matteo Garrone – Gomorra
Pubblicato da Dottor Carlo in Cellulosa & Celluloide
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Gomorra è un libro sul potere.
Stabilire se si tratti di un romanzo o di altro è una “questione di lana caprina”, come del tutto condivisibilmente affermato da Wu Ming 1, che usa per esso l’espressione “oggetto narrativo non identificato” (”indifferentemente narrativa, saggistica e altro: prosa poetica che è giornalismo che è memoriale che è romanzo”).
Non costituisce un “semplice” (in accezione non limitativa) reportage sulla camorra e sugli eventi che hanno coinvolto Napoli, il casertano e in generale la Campania specie negli ultimi 15 anni, sebbene ovviamente sia anche questo, e gran parte della sua strutturazione ricordi per l’appunto una puntata di Report.
Ma da un lato i continui riferimenti all’organizzazione camorristica, al “Sistema” [cit.], come metafora esemplare del capitalismo corrotto (una similitudine frequente, che percorre, e si ripresenta in, quasi tutti i vari episodi*), e d’altro canto la rivendicazione teoretica e di poetica della “parola” quale unico e potente strumento per contrastarla (attribuzione attuata per mezzo di un linguaggio materico, con parole che si vogliono fare avvicinare al grado zero; e ribadita da un esplicito richiamo testuale a Pasolini, la cui importanza centrale è determinata dal fatto che costituisce una lunga dichiarazione dell’io narrante/narratore, il momento più esteso in cui compare direttamente), contribuiscono in maniera secondo me fondamentale a porre la soggettività romanzesca di Saviano, il cui unico punto debole mi sembra un inutile andare, a tratti, sopra le righe, un calcare la mano che svela la propria artificiosità.
Il film è liberamente tratto da alcune delle storie del libro.
Mentre questo possiede la precisione della forza documentaria, inappuntabile, indiscutibile, Garrone sceglie una maggiore evocatività, procede per passaggi allusivi, che a volte rasentano, in sé, l’incomprensibilità (come nella scena dell’asta per le sartorie).
Punta più decisamente sulla potenza delle immagini, segue con minore distanza analitica i personaggi, si confonde tra loro e le loro parlate dialettali nei panni di una camera a mano che tuttavia quando occorre sa tramutarsi, staccarsi in piani sequenza, campi lunghi e panoramiche.
Ma questa maniera di girare, pure affermando con decisione la presenza autoriale (e poetica), risulta in ogni caso messa al servizio della “gomorrità”, sceglie in sostanza un’altra strada per rendere lo stesso massimamente vivido il soggetto trattato.
Siamo dunque in presenza di due opere piuttosto differenti, per quanto palesemente basate sulla medesima traccia.
Due declinazioni dello stesso tema, che andrebbero fruite insieme per un disegno generale, ma a una certa distanza (anche temporale) l’una dall’altra per cogliere appieno la forza e l’artisticità di due grandi autori.
*Nel film questi riferimenti metaforici al Sistema sembrano mancare, trovandosi unicamente in brevi e ficcanti accenni/battute (assegnati al personaggio interpretato da Servillo, nel cui episodio compare non a caso, come coprotagonista, la figura incarnazione del narratore/cosceneggiatore Saviano).
Roberto Saviano, Gomorra, Mondadori, 2006, 15,50 €
Matteo Garrone, Gomorra, Italia, 2008

Prima cosa: dimenticatevi di Wallander. Non c’è, non è mai esistito, non ha diritto di cittadinanza in questa storia.




